Borgo Ticino


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Attraversando la porta sull’argine, sembra di entrare in un’altra epoca e di immergersi nella vita dell’antico Borgo medievale, alla scoperta del suo legame speciale con il fiume, tra i vicoletti, le trattorie caratteristiche, le case lungo l’argine, antiche abitazioni dei fiumaroli, e Santa Maria di Betlem la parrocchia attorno a cui si sviluppava la vita del Borgo.

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Borgo Ticino è l’antico quartiere di Pavia al di là del Ponte Coperto, sulla riva destra del Ticino. La parte più caratteristica del quartiere è quella situata sull’argine basso del fiume, raggiungibile attraversando il ponte dal centro storico. Subito dopo il ponte si trova una statua in bronzo che ritrae una lavandaia, simbolo delle donne che nei secoli scorsi lavavano i panni dei cittadini nel Ticino. Più avanti è possibile scorgere le case basse caratteristiche del Borgo, proprio per questo chiamato Borgo Basso (Burg-à-bass in dialetto pavese), soggette a sporadici allagamenti in corrispondenza delle esondazioni del fiume. Dai resti del vecchio Ponte Coperto sulla sponda del borgo si deduce che il ponte costituiva un prolungamento di Strada Nuova, raddrizzata e ampliata tra il 1351 ed il 1354 durante la sua ricostruzione. Nei periodi di secca del Ticino sono ancora visibili gli antichi pali di legno piantati nel greto, usati come idrometro per confrontare i livelli del giorno con i contrassegni delle piene in via Milazzo, lungo il fiume, e sul cippo della Chiesa di Santa Maria di Betlem. Al Borgo Basso si accede attraverso una porta nell’argine costituita da due colonne, della stessa altezza dell’argine, in mattoni e tre incastri di granito per lato. Addentrandosi nel cuore del borgo, percorrendo via dei Mille, è possibile scorgere Santa Maria di Betlem, la chiesa parrocchiale di Borgo Ticino, eretta nel XII secolo sui resti di una chiesa di età carolingia. Il nome della chiesa deriva dalla sua posizione lungo la Via Francigena. Infatti, dopo il Mille, accanto alla chiesa venne realizzato un ospedale destinato ad ospitare i pellegrini diretti verso la Terrasanta. L’edificio presenta un’elegante facciata a capanna divisa in tre campi da contrafforti in muratura coronati da sculture in arenaria. Evidentemente ispirata a quella di San Teodoro,anche la facciata di Santa Maria di Betlem presenta loggette cieche e archetti intrecciati. All’interno, anche l’impianto a tre navate e tre absidi riprende il ritmo solenne e slanciato della Basilica. La struttura del transetto è difficile da distinguere, sembra quasi la quarta campata della navata centrale, da cui si distingue per le volte a botte e non a crociera; la cupola è ottagonale sull’incrocio, coperta all’esterno dal tiburio con tetto spiovente e ornato da loggette cieche. Nella navata destra è collocato un quadro di Emilio Deamenti, dipinto nel 1868, che rappresenta in alto la SS. Trinità e, in basso, i Santi Zenone, Biagio e Rocco con un puttino. Sullo sfondo, una veduta del fiume e del Ponte Coperto. La chiesa subì gravi rimaneggiamenti nel 1735-1739 e, nel 1810, un radicale restauro che cancellò quasi completamente il prospetto architettonico medievale. Spostandosi lungo l’argine, in via Milazzo, una delle strade più antiche che percorrono l’argine del Ticino, si osservano trattorie, case basse e umide, un tempo umili abitazioni di fiumaroli, oggi ricercatissime per il panorama offerto e per la loro collocazione privilegiata a metà tra città e campagna. Il Borgo ha da sempre mantenuto una sua identità, allo stesso tempo legata ma distinta dalla città di Pavia, espressa attraverso un suo dialetto, ancora in uso tra i suoi abitanti più anziani, una sua parrocchia e sue tradizioni popolari.

 

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